Intorno all’uso scellerato degli errori come strumenti di autolesione

Prendersela con l’appoggio sbagliato di De Rossi sul primo gol subito dalla Roma a Genova sarebbe sbagliato come lo è stato prendersela con Tachsidis perché sbagliava appoggi in modo simile. Certo il tasso di analogia spinge a cadere nell’errore ma bisogna rimanere lucidi. Anche prendersela con l’incidente di Osvaldo sarebbe come prendersela con l’incidente di Goicochea col Cagliari. Prima che inutile sarebbe sbagliato perché strumentale. Funzionale ad uno scontro fratricida che ha un solo esito possibile: il disastro.

Della cosa avevo scritto già ai primi di Ottobre nel post “Guelfi e Ghibellini all’Olimpico”, quando si era solo alla settima giornata di campionato ma c’erano già gli elementi per capire attraverso quale vicolo cieco ci stavamo avviando. Non so se tutti coloro che facevano la guerra a Zeman si rendessero conto di quanto stava succedendo. Quelli in buona fede intendo, che chi invece agisce per fini diversi e confliggenti non credo appartenga a quel popolo di cui mi sento parte di cui sento il bisogno e il piacere di scrivere.

Allo stesso modo spero che chi per lungo tempo Zeman ha difeso si renda conto che è ora di mettere fine a questo scontro che inghiotte ogni episodio piegandolo alle logiche della strumentalità e deviandolo quindi dal suo reale significato. Lo spero perché la storia ci ha insegnato che in fondo allo scontro tra Guelfi e Ghibellini non c’è il successo dell’una o dell’altra fazione ma solo il dissanguamento della comunità e il trionfo di Signorie spesso legate ad interessi esterni.. So che è difficile perché questa modalità è nella nostra storia, nel nostro DNA.

In certi momenti è difficile togliere l’attenzione dal singolo episodio certamente carico di significato, difficile ma assolutamente necessario per poter alzare gli occhi e cercare di osservare il quadro che tutti quegli episodi compongono. Alzare gli occhi, fare qualche passo indietro per capire quali sono le pennellate messe male e chi è il loro “pittore”. Il resto sono inutili ferite inferte a noi stessi in un’infinita catena di azioni e reazioni che lascia tutto immutato.

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