Di cosa parliamo quando parliamo di calcio

L’episodio della sciarpa celebrativa del derby perso dieci giorni fa’, non credo debba essere derubricato a episodio secondario, e merita una riflessione più profonda di quella che potrebbe vederci polarizzare tra falchi e colombe. Che una società si organizzi e prepari il materiale celebrativo in anticipo, è cosa che rientra nella normale attività di qualsiasi professionista, che tra i suoi compiti, anzi, tra i suoi doveri ha quello di prevenire, predisporre, insomma di pre-fare. Quello che invece sembra assurdo, ai nostri occhi di tifosi della strada, è la scelta di commercializzare quel materiale in anticipo, scelta che ha poi determinato l’effetto boomerang nei primi giorni post-partita.

Partendo dal presupposto che quella scelta sia non stata fatta per leggerezza oppure per incompetenza, perché un professionista del marketing è certamente più competente e attento di un tifoso della strada, mi sono chiesto come sia stato possibile che la gran parte di noi tifosi abbia ritenuto ridicolo un comportamento frutto di una scelta professionale. La risposta è probabilmente che noi tifosi (almeno una buona parte di noi) e quel tipo di professionisti non parliamo della stessa cosa quando parliamo di calcio.

Mettere in vendita una sciarpa celebrativa prima della partita vuol dire che l’oggetto da “celebrare” è l’evento e probabilmente questo era l’obiettivo dei professionisti che hanno fatto quella scelta. Purtroppo però celebrare un evento è in linea con la loro cultura sportiva, non so se di derivazione americana oppure autoctona, ma non è in linea con la nostra cultura calcistica. Nella nostra cultura calcistica quella partita non era uno spettacolo da celebrare in quanto tale. Non poteva esserlo un derby in finale, cosa mai successa in ottanta anni di storia e che non avrà una seconda volta nella vita di molti di noi. Quella partita era la rappresentazione simbolica di una guerra e la guerra si celebra solo se vincente. Mai quando si perde. Mai prima.

Celebrare una sconfitta non era certo l’obiettivo della scelta di mettere in vendita quelle sciarpe prima della partita, ma è stato l’effetto perverso di quella scelta fatta senza interrogarsi sul significato profondo delle emozioni in gioco. Fatta come mi pare troppe scelte siano state fatte, ovvero senza chiedersi: di cosa parliamo quando (qui e ora) parliamo di calcio?

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